Luglio 25th, 2014
Quando entriamo nella stanza lei sta guardando la porta. Mi guarda. I suoi occhi sembrano due lampade che avvampano appena prima che il petrolio finisca.
“Vuole che lei esca”, dice la ragazza.
“Su, Addie,” dice Anse, “quando è venuto fin qui da Jefferson per farti guarire?”
Lei mi guarda: sento i suoi occhi. È come se con gli occhi mi stesse spingendo via. L’ho visto altre volte, nelle donne. Le ho viste cacciare dalla sala quelli che portano compassione e partecipazione, che portano un vero aiuto, e aggrapparsi a qualche animale buono a nulla per il quale non sono mai state altro che un cavallo da soma. È questo che intendono per l’amore che sorpassa ogni intelligenza: l’orgoglio, il desiderio di nascondere quell’abietta nudità che ci portiamo dietro, qui, ce la portiamo dietro nelle sale operatorie ce la portiamo dietro ancora una volta, testardamente, furiosamente, sotto terra.
Lascio la stanza.

Mentre morivo, William Faulkner

(la potenza)

Sapere dall’inizio dove ci avrebbe condotti questo viaggio, saperlo e non volerlo ammettere, saperlo e non volerlo dire, l’uno all’altra, sempre temendo di avere ragione, sempre temendo il potere della parola che detta o scritta s’invera e si fa carne. Saperlo e avere lo stesso proseguito, il viaggio o quel libro dove altri scrissero già la nostra colpa. Come due che peccano e sanno che non serve. Che la fame non si spegne e il vuoto non si colma. Che si vive perché si vive. Noi quel libro non l’abbiamo smesso. E ti ho tremato accanto e fuori e dentro. E ancora non ti ha perdonato Amore.
Flutti scuri e lunghi oblii, Violenta fiducia
Luglio 24th, 2014
I’m against suffering, but when it occurs, why waste the experience?
Per ogni domanda ho sempre pronta una risposta psicosomatica.
(via spaam)

[oggi brezsny mi ha scritto un oroscopo azzeccatissimo, ahimè]

Stavo ripensando a un paio di momenti dell’altra sera in cui il mio comportamento potrebbe esserti sembrato di un disagio poco comprensibile. (O almeno, io li ho vissuti così e te ne vorrei parlare.) Ho una visione non proprio comune di cosa reputo intimo, di cosa (quali discorsi) mi mettono in difficoltà. Hai visto che non ho quasi alcun pudore o imbarazzo quando si tratta di sesso, ma mi viene invece difficilissimo sentire una persona che quasi non conosco, e di cui ho stima, dirmi certe cose di me (giuste, è tutto qui il punto), cose che sto tentando con sforzo di modificare perché riconosco che sono un mio limite. È in momenti come quelli che mi sento nuda davvero, intimamente esposta, imbarazzata e a disagio perché non sono ancora in grado di gestire quelle ondate di sensazioni forti e poco piacevoli – è come se mi si aprisse un buco sotto i piedi e divento molto infantile e aggressiva - se non arrabbiandomi, appunto, e andando in confusione.

Non sono abituata a lasciare che gli altri esprimano questo tipo di commenti su di me e non accade spesso. (Né mi viene facile fare a voce alta un discorso come questo.) Tu che mi parli della mia autostima, che sottolinei il caos dei miei discorsi e l’immagine della messa a terra, tu che – seppur, da un certo punto di vista, rispondendo ad una mia richiesta – cerchi di spiegarmi in quel modo dove comincia la strada verso la pacificazione e la necessità di guardarti negli occhi. Per me, che tu te ne sia reso conto o meno, è stato come se mi fossi venuto addosso con un bulldozer a buttare giù i miei bei trentennali muretti. Sono cose che mi spaventano perché non avere il controllo, fuori da un letto, mi spaventa, anche se una parte di me non vuole altro (al di là di te). Queste due parti lottano quando si incontrano e io non sono ancora capace di arbitrare gli scontri. Mi viene allora l’istinto di fuggire, e la rabbia è una fuga in questo senso, è la mia via di salvezza più comoda perché più conosciuta. Siccome so che le soluzioni semplici mi sfuggono sempre e che infatti non sono la più semplice delle persone – oltre al discorso “conosciamoci” – volevo spiegarmi e volevo, pensa te, farlo in breve. 

Luglio 23rd, 2014
La prima volta non fu
quando ci spogliammo
ma qualche giorno prima
mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa.

Franco Arminio  (via spegniriaccendi)

azzeccata

(Fonte: fino-al-di-la-del-tutto, via violentafiducia)

Luglio 16th, 2014
(…)
Non smetterà di morire
questa vita
che passa da una carne a quell’altra
non smetterà questa bestia
la sua risalita dal petto.

Nasce ora, in questa notte
un altro più simile a me.
Nasce continuamente.
E io questa notte
in quest’ora
per lui e per me. Ho pietà.
Mariangela Gualtieri, da Caino (via inthemoodtodissolveinthesky)

(via violentafiducia)

maramarta:

Quella donna (tenera, instabile)
segue l’ombra di un cane più vecchio del mondo
e scrive la storia del venditore di scope
come se fosse un saggio sulla notte.

Quella donna ha talvolta
una lucentezza di girasole sulla nuca.
Solo a volte,
perché i giorni la sfumano durante l’esilio,
durante la sconfitta,
la sconfitta che si accende puntualmente
tra le colonne ioniche – immaginate –
all’ora in cui il sole tramonta,
in cui il sole sembra sprofondare per sempre.

P. Vinderman 

(via diquestosfiorabile)

Esse est percipi: noi siamo fenomeni offerti alla vista. “Essere” è un primo luogo essere visibili. Il lasciarci passivamente vedere apre una possibilità di benedizione. Perciò noi cerchiamo amanti e mentori e amici, affinché possiamo essere visti, ed essere benedetti.

Il codice dell’anima, James Hillman

IO