Maggio 23rd, 2013

Dimentica

dimentico ancora un po’ e ti vedrò

dolcissimo atteso inganno mi arrampico

e in alto arriverò
indietro lascio
la tristezza
e un abbandono
no, non dirmi come sei
come cambierai
preferisco non pensare
non dirmi come stai
per ogni offesa e pianto io mi perdono

dimentica lascia che sia facile
dimentica cerca tra le nuvole
immagina di andare
via di perderti nel vento
niente si fermerà
dimentica luci che si accendono

dimentica nodi che si sciolgono
c’è musica ovunque andrai
e il buio che sembra inverno
si ridipingerà ehi,
lo vedi come sei
resti fermo lì, ti
conviene il tuo dolore
non dirmi che farai
l’amore è una parola
c’è stato un tempo
e il tempo è ora
dimentica

lascia che sia facile
dimentica soffia
sulla cenere sei musica ovunque andrai

e il buio che sembra eterno
non ci spaventerà
dimentica mani che si arrendono

dimentica c’è l’alba tra le nuvole

e l’abitudine di me di te
e un ombra sai,
per noi che abbiamo scritto e
cancellato tutto,
e abbiamo fatto ogni
salita senza chiedere perché.

Sei tu.

La differenza tra non mi aspetto niente e mi aspetto niente.

E anche il velo di tristezza del non poter credere davvero alla sincerità dei tuoi gesti. O la consapevolezza che sto sprecando tempo.

Però a scopare, scopiamo sempre da dio. 

Day After

Bello + Sterile = Inutile

Maggio 22nd, 2013

treadmill-to-oblivion:

Beautiful pair by S.O.L. Series 3221.

(via limaotto)

Maggio 9th, 2013

batchiara:

emmanuelnegro:

marikabortolami:

lickypickystickyme:

If grandmothers around the world had a rallying cry, it would probably sound something like “You need to eat!

Photographer Gabriele Galimberti’s grandmother said something similar to him before one of his many globetrotting work trips. To ensure he had at least one good meal, she prepared for him a dish of ravioli before he departed on one of his adventures.  

“In that occasion I said to my grandma ‘You know, Grandma, there are many other grandmas around the world and most of them are really good cooks,” Galimberti wrote via email. “I’m going to meet them and ask them to cook for me so I can show you that you don’t have to be worried for me and the food that I will eat!’ This is the way my project was born!”

The project, Delicatessen With Love”, took Galimberti to 58 countries where he photographed grandmothers with both the ingredients and finished signature dishes.

Galimberti said many of the subjects for the project were selected serendipitously, picked while he was working on a project about couch surfing that explored the global phenomenon of staying in other people’s houses. Since Galimberti never slept in hotels while working on the project, he was able to come into contact with people who introduced him to grandmothers in the area.

Galimberti acted as photographer and stylist during each shoot with the grandmothers, taking a portrait of both the women and the food they made for him.

From top to bottom: 

Inara Runtule, 68, Kekava, Latvia. Silke €(herring with potatoes and cottage cheese).

Grace Estibero, 82, Mumbai, India. Chicken vindaloo.

Susann Soresen, 81, Homer, Alaska. Moose steak.

Serette Charles, 63, Saint-Jean du Sud, Haiti. Lambi in creole sauce.

The photographer’s grandmother Marisa Batini, 80, Castiglion Fiorentino, Italy. Swiss chard and ricotta Ravioli with meat sauce.

Normita Sambu Arap, 65, Oltepessi (Masaai Mara), Kenya. Mboga and orgali (white corn polenta with vegetables and goat).

Julia Enaigua, 71, La Paz, Bolivia. Queso Humacha (vegetables and fresh cheese soup).

Fifi Makhmer, 62, Cairo, Egypt. Kuoshry (pasta, rice and legumes pie).

Isolina Perez De Vargas, 83, Mendoza, Argentina. Asado criollo (mixed meats barbecue).

Bisrat Melake, 60, Addis Ababa, Ethiopia. Enjera with curry and vegetables.


[ I was going to post a long rant about some arrogant white yoga girl who insist people are ignorant for using olive oil to cook and should not eat fish or drink milk or eat cheese because of all sorts of problematic food issues, instead I said, let me focus on those who celebrate food. If you still want to see the link of the article she was waving on her Facebook, there you go. Privileged white people…ugh]

idea fantastica 

(mia nonna mi avrebbe scodellato una teglia intera di lasagne)

Mia nonna in realtà non è che cucinasse tantissimo (non per me almeno), ma mio nonno m’avrebbe fatto un’intero spiedo con polenta.

Mia nonna avrebbe fatto i tortellini in brodo. Ciao, nonna :*

Maggio 1st, 2013

mentre faccio il cambio di stagione

Svuoto l’armadio. I vestiti invernali non mi dicono granché. Il mio inverno, brevissimo mi pare, è stato strati di felpe sul pigiama, più che altro: ecco il glamour di essere un agente letterario. Questi mesi gelidi mi sembra siano durati un respiro profondo, un po’ incerto a volte, ma ormai espirato. Tutto sommato. Sommato tutto.
Possibile che sia già di nuovo sole?
Svuoto l’altro armadio. Colori, poco peso, colori, poca stoffa.
Mi capita tra le mani questo top rosa, messo una sola volta, messo solo quella sera. Agli occhi è una sindone.
Millenni fa, forse è ancora sul fondo dell’armadio, c’era la canotta viola: un brandello di velluto che pullulava di ricordi, bellissimi e istantanei, forse ancora oggi, tanto è vivida l’immagine, quella mano sul seno, la prima, quei baci da risvegliare i morti o da portare la primavera.
Adesso è questo top, spalle nude, stretto al petto, a palloncino. Su questo nuovo corpo più magro forse non starebbe neanche bene. Contaminato dalla foto più viva (tutt’ora si muovono come non vorrebbero, quelle spalle, là) che mi è rimasta. Non l’unica, ma nell’archivio della mia testa non capita mai che non siano i ricordi brutti ad essere indelebili. Il resto sfuma in sensazioni e ombre, pure qui. E io che pensavo che. La maglietta blu di quella cena dice anche te, oltre al suo carico di altri giorni; questo top invece conosce solo le parole che gli hai insegnato quella sera. Mi fa pena, per questo, non se lo merita: io sorridente e lui no? Non è giusto. Forse lo metterò vicino a una t-shirt allegra, forse gli farà bene.
Il mucchio di cosine estive è sul pavimento. Faccio una cernita: non c’è nessuno e me li provo, nuda in corridoio.
Che ci faccio con questa vita minuscola e la pancia piatta, oltre a guardarle? Sono mesi che mi guardo e questo corpo mi dice di sentirsi un po’ sprecato, solo. La prima volta, qualche anno fa, che è diventato così magro non era sé stesso e ne soffriva. Non si sapeva gestire, non aveva le forze, si sentiva fragilissimo e lo era.
Adesso è mio davvero, quasi sempre. Però vedo che la pella è fredda e un poco secca: manca altra pelle a tirar via le cellule inutili e bianche dell’inverno, strade di saliva ad idratarla. Mancano mani a riscaldare il sangue, è pallida. Chi guarda le mie linee contro un lenzuolo? Dove lascio il mio sudore ad asciugare? Oltre ai mei occhi, quale lussuria?
Trovo sempre noioso fare il cambio di stagione. E poi s’acquattano passati in ogni cassetto, e imperfetti abbarbicati alle stampelle. Solo il ripiano del presente è troppo quieto.

Aprile 23rd, 2013
Aprile 16th, 2013
I remain just one thing, and one thing only — and that is a clown. It places me on a far higher plane than any politician.
Charlie Chaplin (Buon compleanno, Charlot!)
Aprile 14th, 2013
S’incontrano, leggendo, frasi sismiche.
I pesci non chiudono gli occhiErri De Luca (via signorinalunastorta)

(Fonte: mariofiorerosso, via signorinalunastorta)

Aprile 11th, 2013

(Fonte: ipoenews, via ruedescascades)